Ad Alassio si mangia ligure, ma con qualche ricetta che fuori dalla città non si trova. Il Comune ne ha messe in fila una ventina con la De.Co., la denominazione comunale che lega un prodotto al suo territorio, e almeno una, i baci, è diventata il simbolo della città. Questa guida dice che cosa cercare e da dove viene; i ristoranti non li consigliamo, perché non li abbiamo provati tutti.
I baci di Alassio
Sono due biscotti morbidi di nocciole, cacao e miele uniti da una crema al cioccolato. Li ha inventati la pasticceria Balzola, in piazza Matteotti 26, e la storia la racconta la famiglia stessa: nel 1902 Pasquale Balzola rilevò un'osteria in quella che allora era piazza del Commercio, e nel 1919 il figlio Rinaldo creò e brevettò i baci. In rete circola anche il 1910, ma la data confermata dalla pasticceria è il 1919.
I baci hanno la De.Co., la denominazione con cui il Comune di Alassio riconosce i prodotti legati alla città. È un marchio del Comune, da non confondere con la DOP europea, che i baci non hanno. E sono una ricetta tutta alassina: la forma ricorda i baci di dama piemontesi, ma impasto e ripieno sono diversi.
Da Balzola si comprano ancora oggi, a peso o in scatola: sono il regalo da portare a casa.
I piatti De.Co.
Il sito turistico del Comune elenca i prodotti con la denominazione comunale, con la loro storia. Quelli da cercare nei menu e nelle gastronomie:
- Ventre: il piatto dei "tonnarotti" della frazione collinare di Moglio, trippa di tonno essiccata cotta in umido con patate, pomodori, pinoli e aromi.
- Sardene cine: le sardine ripiene alla ligure, nella variante di Regione Fenarina, con mollica ammollata nel latte, bietole, maggiorana, parmigiano e uova, poi impanate e fritte.
- Anciue frite e tumatetta: acciughe infarinate e fritte, servite con una salsina di pomodoro, cipolla e basilico cotti a fuoco lento.
- Mugnarelle: frittelle di verdure tagliate fini, che cambiano con la stagione: zucchine trombette, cipolle rosse e fiori di zucca d'estate, zucca, borragine e porri d'inverno.
- Machetto: una pasta d'acciughe pestate nel mortaio con sale, olio e burro, nata per non sprecare il pesce rimasto impigliato nelle reti. Si mangia sui crostini.
- Acciugotto: la versione da strada delle acciughe alla ligure, con un pesto di prezzemolo, capperi, pane e aceto.
Fra le altre ricette della tradizione, il Comune cita i ravioli di borragine, le trofie al pesto e la focaccia.
I dolci, oltre ai baci
- Biscette: frittelle dolci a forma di biscia, con semi di finocchio o anice e scorza di limone, legate a una leggenda della frazione di Solva.
- Frisciöi de mèira: frittelle di mele del Borgo Coscia, quelle della festa del Borgo che ricorda la vittoria sui pirati saraceni del Cinquecento.
- Galletta di Santa Caterina: un biscotto rotondo di farina, zucchero e strutto, aromatizzato al finocchio, che un tempo la confraternita di Santa Caterina distribuiva ai fedeli.
- Pane del marinaio: un pandolce nato per durare nei lunghi viaggi in mare, più delicato di quello genovese.
- Gumeletti di Borgo Barusso: dolcetti di pasta frolla a forma di cappelletto, ripieni di marmellata di albicocche.
- Pajette de fighe secche: fichi secchi avvolti nelle loro stesse foglie con alloro e finocchietto, per conservarli a lungo.
Il sorbetto di begonia
È la cosa più insolita della lista. Le begonie sono uno dei fiori simbolo di Alassio, e i gelatai della città ne hanno fatto un sorbetto all'acqua, colorato e acidulo. C'è anche il sorbetto di fico di Moglio, con i fichi della collina. Il Comune li presenta come specialità dei gelatai alassini: si trovano nelle gelaterie del centro, ma non tutte li fanno e non tutto l'anno.
Olio, verdure e l'amaro
- L'olio extravergine DOP Riviera Ligure è quello della cucina di tutti i giorni. Fra i prodotti De.Co. c'è anche un olio di cultivar taggiasca, l'olio "U Re".
- Le verdure arrivano dalla piana di Albenga, a pochi chilometri: asparagi, carciofi, pomodori cuore di bue e zucchine trombette.
- L'Amaro dei Saraceni si fa con quaranta erbe lasciate in infusione per quaranta giorni.
I vini del Ponente
Il sito turistico del Comune presenta i vini della zona, e la mappa è semplice:
- Pigato: il bianco secco della zona di Albenga, il più legato a questo tratto di costa;
- Vermentino, l'altro bianco della Riviera di Ponente, e la Lumassina del Savonese;
- Rossese Riviera Ligure di Ponente DOC, detto anche "di Campochiesa", da non confondere con il Rossese di Dolceacqua, che nel 1972 fu il primo vino DOC della Liguria;
- Granaccia, un rosso del Savonese, e l'Ormeasco dell'entroterra di Imperia;
- il Moscato, anche passito, che si abbina proprio ai baci.
La fiera di dicembre
Il modo più comodo per assaggiare tutto in un giorno è la Fiera De.Co., che il Comune organizza ogni anno intorno al 7 dicembre. Nel 2026 è il 6 e 7 dicembre in piazza Airaldi e Durante, dalle 11 alle 19; in caso di maltempo si sposta all'8 dicembre.
Domande frequenti
Chi ha inventato i baci di Alassio?
Secondo la pasticceria Balzola, Rinaldo Balzola, che li creò e brevettò nel 1919 nella pasticceria di famiglia in piazza Matteotti.
I baci di Alassio hanno un marchio?
Sì, la De.Co., la denominazione comunale riconosciuta dal Comune di Alassio. Non sono invece un prodotto DOP o IGP europeo.
Qual è il piatto tipico di Alassio?
Fra i piatti con la denominazione comunale ci sono la ventre di tonno di Moglio, le sardine ripiene, le acciughe fritte con la tumatetta e le mugnarelle. Il prodotto più conosciuto resta il bacio.
Che vino bere ad Alassio?
Il Pigato, il bianco della zona di Albenga. Fra i rossi, il Rossese della Riviera Ligure di Ponente.
Dove si assaggiano tutti i prodotti De.Co.?
Alla Fiera De.Co., ogni anno intorno al 7 dicembre in piazza Airaldi e Durante.
